sabato 20 ottobre 2012

TEZZA F. - The Message (Written by PAIUZ)

Ciò che segue è la recensione del mio nuovo disco solista, scritta dal mio amico e neo-dottore in informatica Paiuz! Nel ringraziarlo per il suo tempo, vi auguro buona lettura!

- Fil -

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THE MESSAGE 
(...A STORY OF AGONY, HOPE AND FAITH...)




Introduzione:

Finalmente! Dopo anni di duro lavoro e di grande attesa per i fans, il Geologicmetal Filippo Tezza, porta alla luce il suo  concept album di stampo power metal, genere a lui molto caro a cui ha dedicato tutto se stesso, come tutti i suoi lavori dopo tutto.
Il progetto TEZZA F. nasce nel 2006, anno in cui l'artista milita nella sua thrash/power metal band underground SOUL GUARDIAN (scioltasi nel 2012) come cantante e chitarrista. Si tratta di un progetto solista in cui Filippo può dare sfogo alla sua passione per il power metal ed il metal melodico senza porsi limiti. Nel 2007 esce il primo album di TEZZA F., "FIRE STILL BURNS", registrato in casa e senza aiuti esterni, come capiterà anche per il secondo album "WINTER OF SOULS" del 2008. Entrambi i lavori sanno di power metal melodico, con chitarre, basso, tastiere e voci suonati da Filippo (la batteria è una drum-machine), lunghi e variegati anche se registrati in maniera piuttosto scadente.
Nel 2008 inizia la scrittura del terzo album, il quale si concluderà nel 2011. Si tratta di un concept album in cui viene narrata una storia, inventata da Filippo, che tocca argomenti personali ed interiori, con alcuni riferimenti autobiografici. L'album, dopo un anno e mezzo di registrazioni negli home-studio del suo amico Nicolò (The Tower), è finalmente pronto, nel giugno 2012: si intitola "THE MESSAGE" e presenta un sound, una tecnica, uno stile compositivo e una registrazione decisamente superiori e più precisi rispetto al passato, grazie anche all'aiuto di Nicolò (il quale registra, tra l'altro, tre assoli di questo album, nei brani "Wings Of A Tragedy", "This Shining Flame" e "Outside"). Per la batteria si affida sempre ad una drum-machine opportunamente programmata, così come ad alcune orchestrazioni, per dare al disco un tocco più sinfonico.

"The Message" è una storia piuttosto singolare: la vicenda di un ragazzo, orfano di entrambi i genitori, che viene salvato dalla sua autodistruzione per opera del padre, che dal mondo dell'aldilà, trova il modo di comunicare con lui ed aiutarlo a non disperarsi, a non lasciarsi andare, ma a ritrovare la fede e la forza di vivere ancora. In un primo momento si crede pazzo, sente queste voci che lo tormentano e che non sembrano giovare al suo stato d'animo. Grazie ad un atto di fede, però,  si ricrede e decide di dare ascolto a queste voci, di fidarsi del padre che tanto ammirava e che ora non c'è più. Riesce così a ricominciare a vivere. Dopo molti anni, si sente finalmente in pace con sé stesso e pronto a riabbracciare i suoi cari, contento di aver dato ascolto all'angelo di suo padre e di aver ritrovato la fede che un tempo aveva perduto.

TEZZA F. partorisce così un primo concept album dalle varie sfaccettature che, a differenza dei Silence Oath, la one-man-band black metal del nostro geologo, con questo disco spazia dal classico heavy metal inglese alle melodie del metal teutonico di chiaro stampo power, ma senza cadere nel banale. A tratti le influenze black si fanno sentire, con qualche parte cantata in growl con un tappeto ritmico che lo accompagna alla grande. Molto ben fatto direi, un po' come qualche pezzo recente dei Rhapsody of Fire, dove il buon Lione si è destreggiato a cantare in growl. Spezza leggermente e da una carica decisamente notevole: approvato!
Interessante inoltre come le varie influenze musicali di Filippo rendano questo lavoro un calderone di idee e di spunti combinati alla perfezione, per un gruppo che meriterebbe di essere definito tale, non solo una one-man-band. Lo stile dei Blind Guardian, il gruppo preferito in assoluto al caro Fil, è molto presente nelle melodie della voce e nei bridge. La ritmica di batteria classica del power metal con la chitarra che accompagna, la tastiera intenta in una melodia leggera (vedi il brano "Outside") richiamano molto il sound dei Gamma Ray e dei vecchi Helloween. "Outside" tra l'altro si può considerare come il brano singolo di questo disco; racchiude un po' tutte le sonorità power che Filippo ha messo nell'album.
Insomma, un album decisamente interessante per diversi aspetti e vari motivi. A primo ascolto non lascia il segno e non è proprio immediato, ma più si presta attenzione ai particolari e più piace tutto il lavoro.

Tengo a precisare una cosa molto importante! Se siete dipendenti dalla qualità del suono, allora non ascoltate questo, come molti altri dischi autoprodotti da giovani con pochi mezzi, magari perchè non tutti gli strumenti sono suonati da persone ma sono campionati. Ci tengo a sottolinearlo, poiché questo disco va ascoltato per le idee, che sono tante e notevoli. Giudicare un disco autoprodotto e svalutarlo solo perché non ha la copertina disegnata da un artista o perché non è registrato come Dio comanda, lo trovo da persone poco intelligenti. Si possono sentire le svariate influenze dell'artista, senza mai parlar di plagi o di riff troppo simili a canzoni già famose.
Insomma, un miscuglio di idee che finalmente vedono la luce grazie a "THE MESSAGE", la vena power del Fil che, giustamente, deve avere uno sfogo!


Track by track:


Quies Aeterna (Intro)

Intro del disco, un inizio quasi solenne col piano che la fa da padrone. L'idea è quella di una storia che sta per iniziare; l'ascoltatore deve solo mettersi comodo ed entrare nell'ordine di idee che sta per ricevere qualcosa. Semplice e diretta, niente di complicato, ma è molto efficace la melodia di pianoforte e sono decisamente splendidi gli accordi con gli strings in sottofondo. Forse un po' troppo lunga per la sua semplicità; si poteva accorciare un pochino, ma è comunque notevole.


Wings of Tragedy

Opening melodica e veloce, sound collaudato nei Soul Guardian più volte, che ha sempre funzionato e Filippo, quanto a opening, non ha mai deluso. Per non andare distanti col nome, qui si sente alla grande la vena dei bardi teutonici, che regala ispirazione a Filippo per un bridge tra cori e un ritornello che è davvero bellissimo. Notevole l'uso della voce, infatti, in questi punti, la quale,  con pochi effetti ma scelti bene, seppur sempre semplici, dà la grinta giusta a tutta la canzone. Un’impronta che comunque rimane anche nel ritornello, in pieno stile Blind Guardian, con la chitarra che esegue la melodia semplice e diretta della voce. Ottima la melodia dell'assolo, eseguito da Nicolò con passaggi velocissimi che dialogano con la tastiera, anch'essa molto veloce, sempre presente sotto come tappeto melodico (novità che devia alla grande dalle classiche canzoni dei bardi e quindi regala innovazione che, seppur piccola, lascia intendere sempre che non ci sono copiature, ma solo ispirazione mai banale!

Fading Lightless

Canzone piuttosto strana, con diversi cambi di riff e di melodie. Dopo un inizio di tastiera molto allegro e dal suono squillante (a mio avviso anche troppo, ma comunque rende l'idea; con uno strumento vero ovviamente sarebbe un'altra cosa), arriva la chitarra con la voce; parte in modo quasi classico, se vogliamo, ma il cambio di voce nel bridge e i diversi effetti applicati la rendono particolare. Qui c’è la prima sfumatura in growl per le liriche, con passaggi non lineari e totalmente diversi dai cori. A tratti, sembra quasi stia per dare un tocco moderno al brano, con qualche effetto sulla voce, ma poi la canzone si riprende in percussioni spedite col doppio pedale. L'assolo parte veloce e poi torna sul melodico e lento, ricordando molto vagamente i vecchi Rhapsody, ma senza tante orchestrazioni. Un buon pezzo anche questo; tanti cambi di chitarra che si incastrano bene. Da ascoltare bene prima di giudicarlo.

Caelorum Signa (Interlude)

Brano che conclude la precedente canzone, in malo modo a mio avviso; si poteva eseguire un po' meglio, ma non è comunque male. Questo intermezzo prepara ad uno dei brani più belli del disco.

Whisper Symphony

A mio avviso, un brano meraviglioso che contiene tutto quanto: le melodie, la velocità del power, le influenze black nelle parti in growl e in alcuni tratti nella batteria, riff oscuri come in certi passaggi dei Rhapsody of Fire… spettacolare! Un pezzo di punta del disco, se non il migliore! La canzone parte dritta e lanciata dall'intro precedente, tastiera melodica, chitarra semplice e tappeto di batteria. Qualche fraseggio di chitarra e via con la tastiera che rallenta un po', ma dura poco, perchè ripartono chitarra e batteria, con, in questo punto, sonorità di certi brani dei Rhapsody of Fire. Cantato che inizia, accelera e sfocia nella parte più black in growl, preludio per un ritornello epico e melodico. La tastiera in sottofondo esalta la voce, che si lascia trasportare letteralmente dalla canzone. Assolo eccellente, poi, che stacca alla grande, rendendo il momento più morbido. Melodia ottima e che smorza la carica, altrimenti renderebbe troppo tirato il brano. Anche qui, però, dura poco e si torna al bridge e al ritornello che accelerano nuovamente. Altro cambio, entra la tastiera che rallenta nuovamente per un altro assolo, molto bello anche questo, che si conclude con la batteria in accelerazione alla RoF, e via di nuovo su bridge e ritornello, per chiudere la canzone. C'è poco da dire, ascoltare per credere.


My Face in the Mirror

Brano introspettivo, come ci suggerisce anche il titolo, dal sound più oscuro rispetto ai precedenti. L'inizio è molto cupo e teatrale, se vogliamo usare paroloni, però è di grande effetto. Prosegue così per un paio di minuti, strumentale, poi inizia la parte cantata, con a tratti una doppia voce. Ritornello incalzante con fraseggi di chitarra e tastiera. Anche qui la vena black si fa sentire e non solo per la voce, ma anche nel sound generale, rendendola appunto più teatrale; direi che è questa la caratteristica principale del pezzo. Grande scream a metà canzone; prova che Filippo, seppur con la voce più portata a sonorità medio-basse, si dimostra  versatile e capace di fare di tutto.


At the Dawn of a New Day

Una carica esplosiva! Diretta e senza troppi giri di parole, accordi decisi e melodia orecchiabile. Anche questa traccia presenta numerosi elementi dei raggi gamma e non manca mai il sottofondo di tastiere a dare quel tocco in più. Pezzo davvero notevole nella sua semplicità, nella prima parte della canzone, ma il meglio di sé lo da negli ultimi minuti, mostrando un bellissimo cambio di direzione. Duro, cattivo, ma mai fuori luogo. Uno dei brani preferiti dal Fil, dove (come in altre tracce) riesce a mescolare tantissimi elementi. Un brano veloce che appassiona immediatamente chi lo ascolta e che trasmette una grande carica.


This Shining Flame

Come in ogni buon disco, deve esserci un pezzo lento, una pussy-ballad che si rispetti per smorzare la tensione, per riprendere fiato… "This Shining Flame" è a tutti gli effetti così. Non si può dire certo che sia una ballad strappalacrime, ma comunque riesce nell'intento di dare fiato al disco, di farlo respirare. Guarda caso, il Fil comunque ci mette sempre qualche cosa di "cattivo". Passaggi di accordi distorti belli aperti, con qualche colpo di doppio-pedale e un ritornello che richiama la voglia di cantarla. Insomma, tanti spunti interessanti anche qui. Sicuramente il pezzo più semplice del disco, magari non eccelso, ma comunque adatto a tutto il progetto. Nota di merito al bellissimo assolo melodico nel finale in grado di sfruttare bene i cambi di accordi.


Outside

In ogni album esiste una canzone che viene bollata come singolo. "Outside" è perfetta per l'occasione! Il brano si apre allegro con la tastiera e degli accordi aperti, in ripresa dal finale della canzone precedente; bellissimo l'attacco, e quando il Fil inizia a cantare, la semplicità e la melodia coinvolgono l'ascoltatore. Il ritornello non è proprio dei più epici, di quelli che fanno urlare il pubblico, ma è comunque buono e ancora meglio è la sezione strumentale dopo di esso. Melodia e eccellenti scambi tra chitarre. Verso la fine, la canzone rallenta con un sottofondo di archi e tastiere per ritornare a bomba sul ritornello. Di grande effetto, per brani di questo genere, è l'alzare di un tono il giro finale e piazzare uno scream per chiudere il tutto: uno schema classico che funziona sempre. La traccia numero nove ci prepara a quella che è la suite finale.


In Nomine Patris (Interlude)

Intro solenne di breve durata, che prepara l'atmosfera per l'immensa suite del disco.


The Message

Diciotto minuti! L’apertura, che ricorda vagamente le melodie di una nota suite dei Dream Theater dai quaranta minuti, si evolve in passaggi che effettivamente ricordano quelli delle suite dei gruppi progressive metal moderni, ma i riff rimangono sempre sul genere power del disco. Moog in sottofondo, tipico del prog anni '70, ma la chitarra è chiaramente heavy più moderno. Nel primo movimento della suite, si può gustare un'ottima melodia di voce che si destreggia egregiamente con la chitarra, specie nel ritornello che ci regala un'ottima melodia accompagnata da un buon tappeto di batteria. Anche qui, la presenza, a tratti, di voce in growl in sottofondo, per certi passaggi non guasta mai. Ottima la sezione strumentale verso i sei minuti di canzone. Assolo che chiude la prima parte di questa grande traccia. Al settimo minuto e mezzo abbiamo l'inizio di un nuovo movimento di questa suite: arpeggio lento e voce dai toni più rassicuranti. In certi momenti mi ha ricordato i Muse. Questa parte più tranquilla non rallenta troppo la traccia, e sembra quasi un'altra canzone. Altro assolo, altro regalo. Dopo l'eccellente solo della prima parte, anche in questo secondo movimento ci si lascia trascinare da una parte strumentale, più breve, dove il protagonista però è il piano. Semplice e senza troppe pretese, ma ottima per cambiare. Notevoli i cori di ritornello sul finire del movimento che lanciano, all'undicesimo minuto, la terza parte dell'opera. La canzone riprende ad accelerare e torna al sound progressive alla Dream Theater, verso il tredicesimo minuto. Si apre nuovamente il ritornello melodico della prima parte, per ricaricare le pile… e poi? Boom! Si rallenta nuovamente sul finire della canzone. Fatto male? Assolutamente no! Epico questo finale; ricorda vagamente la ballad "This Shining Flame", ma è gustoso, a suo modo, perché regala tantissime idee. L'uso dei cori, l'inserimento della batteria… tutti elementi davvero notevoli se ascoltati senza badare troppo alla qualità del disco. Tirando le somme si può dire che questa suite sia perfettamente riuscita, lunga al punto giusto e con i cambi inseriti perfettamente in modo da non perdere troppo il filo del discorso. Forse nel passaggio dalla prima alla seconda parte ci si può un attimo distrarre, ma riascoltando il brano qualche volta, si può confermare che invece va bene così!


Beyond the Gates of Heaven (Outro)

Conclusione perfetta di tutto il lavoro. Bellissima la voce narrante, leggermente black metal come effetto, davvero bella. Rende davvero tutto più epico.



Voto: 7,5/10

2 commenti:

  1. finisco sul tuo blog causa opeth e rimango volentieri a leggere! bravo

    se vuoi dare un'occhiata al mio blog di musica...trattiamo vari generi però
    www.musiquebuffet.blogspot.com

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